Friday, June 21, 2024
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L’Athletic Bilbao trionfa in Coppa del Re, la rivincita di Valverde. E dopo 40 anni torna la Gabarra: ecco cos’è|Primapagina


Sono davvero tante le belle storie e gli spunti romantici che la conquista della Coppa del Re da parte dell’Athletic Bilbao – a distanza di 40 anni dall’ultima – si porta con sé. L’orgoglio tipicamente basco, di cui la folla oceanica che ha invaso le tribune della Cartuja di Siviglia e i molti simboli di questa squadra si sono fatti naturali portatori (i senatori De Marcos e Muniain fino ai fratelli Inaki e Nico Williams), si sposa benissimo con la parola “riscatto”, incarnata principalmente nella figura di Ernesto Valverde. El txingurri – la formica – un allenatore colpevolmente sottovalutato e dimenticato dal grande calcio dopo l’infelice conclusione della sua avventura al Barcellona: esonerato dopo una sconfitta nella semifinale di Supercoppa di Spagna nonostante avesse chiuso al primo posto il girone di andata in Liga e si fosse qualificato agli ottavi di finale di Champions League. Nonostante due campionati conquistati alla grande (più una Coppa del Re e una Supercoppa) e una squadra raccolta nella fase decadente di Messi e compagni, è stato troppo facilmente etichettato come il colpevole delle tremende eliminazioni in rimonta dalla Champions per mano della Roma di Di Francesco e del Liverpool di Klopp. Ma il destino aveva in serbo per lui il momento della rivincita e non è un caso che sia arrivato proprio alla guida dell’Athletic.
LA RIVINCITA DI VALVERDE – Perché è bene ricordare che, sempre alla guida della formazione di Bilbao, il tecnico basco aveva raggiunto i risultati migliori della carriera: nel 2014 trascina i suoi al quarto posto ed elimina il Napoli di Benitez nel playoff per accedere alla massima competizione europea della stagione successiva; conquista una finale di Coppa del Re, persa soltanto contro il Barcellona dei marziani, contro i quali però si riscatta l’property dopo il Supercoppa di Spagna, infliggendo ai blaugrana un clamoroso 4-0 nel match di andata a San Mamès. Risultati importanti accompagnati da uno stile di gioco ed un modo di porsi all’esterno da vero numero uno, che oggi – dopo ben due anni di inattività e il ritorno in panchina nell’property 2022 – gli consentono di scrivere un’altra pagina di storia per un membership glorioso come l’Athletic. Che mette le mani sulla sua 24esima coppa nazionale e, tolti i successi in Supercoppa del 2015 e del 2021, torna a sollevare al cielo un trofeo a 40 anni di distanza dalla stagione 1983/84, quella dell’ultima Liga a finire in terra basca e contraddistinta dal dominio di campioni come Zubizarreta, Goikoetxea, Sarabia e Liceranzu. E che potrà tornare advert esibirsi in un rito che, per la città di Bilbao e per tutto il popolo basco ha un significato particolare: quello della Gabarra.  


LA GABARRA, ORGOGLIO BASCO – Letteralmente, si tratta dell’imbarcazione al bordo della quale i calciatori e i componenti dello workers tecnico dell’Athletic sono soliti viaggiare, attraversando il Ría Nervión (il fiume cittadino), in occasione dei festeggiamenti per la conquista di un titolo. Una celebrazione accompagnata da ali di folla sulle sponde del fiume e che rappresenta soprattutto un’esibizione dell’orgoglio e dei valori della tradizione basca nella storia. La Gabarra, che nell’antichità period il mezzo utilizzato per trasportare le merci, è divenuto nel tempo un simbolo identitario della cultura locale e ha riacquisito la sua popolarità anche tra i più giovani proprio perché associato ai successi sportivi della squadra di calcio più importante e nota della città di Bilbao. E se negli anni è diventato sempre meno frequente, complice il hole incolmabile che si è creato con due colossi come Actual Madrid e Barcellona, ma anche la rinascita dell’Atletico Madrid, la Gabarra che tornerà 40 anni dopo i trionfi della squadra guidata da Javier Clemente (la festa è prevista per giovedì 11 aprile) sono da interpretare soprattutto come un segnale di speranza in vista del futuro. Per l’Athletic che si riappropria della sua antica grandezza e per riaffermare il profondo legame, la passione, l’identità e la celebrazione con la propria gente della cultura basca.



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